Il Castello di Buttrio e la Flak

Il Castello di Buttrio, la Flak tedesca e il controllo della Statale 56

Negli ultimi mesi della guerra il Castello di Buttrio assunse un ruolo centrale nella presenza militare tedesca sul territorio. La posizione sopraelevata e dominante permetteva di controllare una vasta parte della pianura e le principali vie di comunicazione. L’edificio venne occupato dalla contraerea tedesca e trasformato in un presidio armato. Sulla parte più alta del castello, la specola, venne installata una postazione antiaerea dalla quale i militari potevano individuare e colpire le formazioni di aerei alleati. Il presidio operava giorno e notte. Durante le ore notturne un potente faro scandagliava il cielo e la pianura. Le abitazioni dovevano rimanere completamente al buio, perché qualsiasi luce avrebbe potuto attirare l’attenzione dei soldati oppure essere interpretata come un segnale. La popolazione viveva quindi con la sensazione di essere costantemente osservata dall’alto. Dal castello partivano ordini, pattuglie e operazioni di controllo dirette verso il paese, le frazioni e la Statale 56.

Un nodo strategico

Buttrio era attraversata da alcune delle principali vie di comunicazione del Friuli orientale: la Statale 56, la strada provinciale tra Cividale e Palmanova e la linea ferroviaria diretta verso Gorizia e Trieste. Queste infrastrutture erano fondamentali per il movimento delle truppe tedesche e per il trasporto di armi, mezzi, carburante e materiali destinati al fronte. Allo stesso tempo rappresentavano obiettivi delle azioni partigiane e dell’aviazione alleata. La vicinanza delle colline offriva però anche possibilità di fuga e collegamento alla Resistenza. Attraverso sentieri e strade secondarie era possibile raggiungere le alture e allontanarsi rapidamente dai posti di blocco. Casa Cecotti si trovava in una posizione particolarmente delicata: abbastanza vicina alla statale e alla ferrovia per controllarne i movimenti, ma anche collegata alle vie di fuga verso le colline.

Sabotaggi e repressione

Le formazioni partigiane colpirono binari, vagoni, tradotte militari, ponti, viadotti e linee elettriche. Le operazioni avevano lo scopo di rallentare i rifornimenti e costringere i tedeschi a impiegare numerosi uomini nella sorveglianza delle infrastrutture. Negli ultimi mesi della guerra il controllo divenne ancora più duro. Per impedire imboscate, i tedeschi ordinarono di eliminare alberi, siepi e coltivazioni lungo la Statale 56 e la ferrovia. L’ordinanza del 16 aprile 1945 prevedeva la creazione di una fascia di sicurezza di duecento metri sui due lati delle strade principali e dei binari. Anche il granoturco e i girasoli dovevano essere abbattuti affinché nessuno potesse nascondersi. La misura danneggiò pesantemente l’agricoltura e trasformò il paesaggio in un corridoio spoglio e facilmente sorvegliabile.

La fine del presidio

Negli ultimi giorni di aprile 1945, durante la ritirata, la postazione del castello venne smantellata in modo rapido e brutale. L’arma installata sulla specola fu sradicata, lasciando la torre improvvisamente vuota. Il castello tornò gradualmente a essere un edificio silenzioso, ma nella memoria degli abitanti rimase legato al rumore delle armi, ai fasci di luce notturni e alla sensazione di essere controllati da un presidio che dominava l’intero territorio.