Casa Cecotti, il “covo” di Camino, e la protezione del soldato William
Durante gli anni della Resistenza, Casa Cecotti divenne uno dei principali punti di riferimento della rete clandestina attiva nella pianura friulana. L’abitazione, situata nella frazione di Camino, non fu soltanto un rifugio, ma un vero centro di collegamento, organizzazione e smistamento. La sua importanza era strettamente legata alla figura di Mino Cecotti, già condannato dal Tribunale Speciale fascista e sottoposto a vigilanza. Nonostante i controlli, Cecotti riuscì a mantenere una complessa rete di rapporti con dirigenti politici, partigiani, gappisti e staffette.
Il ruolo dell’Intendenza “Montes”
Casa Cecotti operava all’interno della rete dell’Intendenza “Montes”, organizzazione incaricata di raccogliere e distribuire viveri, medicinali, indumenti, armi, munizioni e denaro alle formazioni partigiane. Presso la casa venivano pianificate operazioni di raccolta dei materiali provenienti da Buttrio e dalle frazioni vicine. Una parte dei beni veniva ottenuta attraverso offerte, mentre altri prodotti venivano requisiti nei negozi o presso le famiglie più abbienti. A ogni requisizione veniva normalmente rilasciata una ricevuta. Nel cortile della casa avvenivano anche macellazioni clandestine. La carne veniva distribuita ai combattenti e alle famiglie più povere, secondo una logica di solidarietà che univa la popolazione civile alla Resistenza. Casa Cecotti ospitò inoltre riunioni segrete con alcuni dei principali esponenti della Resistenza friulana. La scoperta di quelle attività avrebbe potuto comportare l’arresto e la deportazione di tutti i presenti, ma la casa continuò a operare fino agli ultimi giorni della guerra.
La fuga dal campo di San Mauro
Un’altra vicenda collegata alla rete di Casa Cecotti è quella del soldato William. Prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943, nel campo di prigionia P.G. 57 di San Mauro di Premariacco erano detenuti migliaia di militari alleati catturati soprattutto in Africa. Quando le guardie italiane abbandonarono il campo e arrivarono le truppe tedesche, alcuni prigionieri tentarono di fuggire. Un soldato sudafricano rimase presso una postazione armata per permettere agli altri di allontanarsi. Durante la successiva fuga venne colpito a un tallone. Nonostante la ferita riuscì a raggiungere una casa di antifascisti, ma la zona di Premariacco era troppo controllata per offrirgli una protezione duratura. Il movimento partigiano organizzò quindi il suo trasferimento verso Camino.
Il rifugio nel fienile
Il soldato si chiamava William, proveniva da Città del Capo e parlava abbastanza bene l’italiano. Venne condotto di notte nei pressi di Casa Cecotti, accompagnato da un medico e protetto lungo il percorso dalle staffette. Amalia De Sabbata si occupò direttamente del fuggitivo e lo nascose nel fienile sopra la stalla. William rimase lì per alcune settimane. Una o due volte alla settimana il medico tornava durante la notte per medicargli la ferita, lasciando l’automobile a distanza e raggiungendo il nascondiglio a piedi. Con il passare del tempo, però, la presenza di persone sospette nei dintorni fece temere che il rifugio potesse essere scoperto. William venne quindi trasferito in un altro fienile appartenente alla famiglia di Silvio Visentini, al confine tra Caminetto e Manzinello. Successivamente fu spostato ancora. Da quel momento non è stato possibile ricostruire con precisione la sua destinazione finale. La sua vicenda rimane comunque una testimonianza concreta della rete di solidarietà che coinvolse famiglie, staffette, medici e abitanti del territorio.