Amalia De Sabbata “Volpe”: la staffetta e la fuga nel fossato
Nel sistema clandestino che si sviluppò attorno a Casa Cecotti, un ruolo fondamentale fu svolto da Amalia De Sabbata, cognata di Mino Cecotti. Alla sua attività venne associato il nome di battaglia “Volpe”, scelto per la capacità di muoversi con discrezione e rapidità tra i paesi della pianura friulana. Amalia operava come staffetta di collegamento tra Buttrio e numerosi centri vicini, tra cui Risano, Pradamano, Palmanova, Manzano, Pavia di Udine e Cussignacco. Trasportava comunicazioni riservate, raccoglieva informazioni e manteneva i contatti tra i nuclei antifascisti e i responsabili dell’organizzazione clandestina. Molte missioni venivano compiute a piedi oppure in bicicletta. Gli spostamenti potevano sembrare normali visite familiari, ma servivano in realtà a recapitare messaggi o verificare la situazione dei partigiani nascosti nella zona. Le missioni notturne erano particolarmente pericolose a causa dei pattugliamenti tedeschi e fascisti lungo la Statale 56.
L’inseguimento notturno
Uno degli episodi più significativi avvenne durante il rientro da una missione diretta a Udine. In quella circostanza Amalia viaggiava in automobile insieme a un compagno, utilizzando la macchina del medico condotto. L’auto procedeva con i fari spenti. I Casali Cecotti si trovavano molto vicino alla Statale 56 e una luce avrebbe potuto attirare l’attenzione dei militari. Durante il viaggio i due si accorsero però di essere seguiti da due luci gialle. Amalia nascondeva sotto gli abiti fogli clandestini e informazioni destinate ai compagni. Essere fermata avrebbe significato non soltanto il proprio arresto, ma anche la possibile scoperta dell’intera rete. Il compagno alla guida propose allora una soluzione estrema. Arrivati alla grande curva di Caminetto, avrebbe rallentato l’automobile permettendole di saltare nel fossato lungo la strada.
Il salto nel fosso
Quando l’auto raggiunse la curva, l’autista ridusse la velocità. Amalia aprì la portiera e si lasciò cadere nel fosso, rimanendo appiattita sul fondo per non essere vista. La notte era illuminata a tratti dalla luna. In uno di quei momenti Amalia riuscì a distinguere il profilo di un militare che passava rapidamente, continuando l’inseguimento dell’automobile. Rimase nascosta e aspettò che la luna tornasse dietro le nuvole. Quando il buio coprì nuovamente la strada, uscì dal fossato e riuscì a raggiungere la propria abitazione senza essere scoperta. Anche il compagno si salvò: dopo alcuni chilometri gli inseguitori interruppero la caccia, forse temendo un agguato partigiano. L’episodio mostra concretamente il pericolo affrontato dalle staffette. Ogni spostamento richiedeva prudenza, conoscenza del territorio e capacità di prendere decisioni immediate. Il nome “Volpe” descriveva proprio questa abilità di muoversi costantemente tra visibilità e clandestinità, mantenendo attivi i collegamenti indispensabili alla Resistenza.